Dopo aver annunciato di voler abbandonare i suoi Echo Fox, di cui è proprietario, Rick Fox ha venduto lo slot franchigia nel LCS.

Spesso chi segue e ama gli esports dimentica che si tratta di un business, un vero e proprio mondo pieno di persone che lavorano per portare avanti una passione – o anche solo per investire milioni su un mercato in costante espansione. Quello che tutti gli amanti del panorama competitivo di League Of Legends, specie di quello americano, sanno che Rick Fox è una di queste persone, se non una delle più attive. Il 3 volte campione NBA è infatti proprietario degli Echo Fox, una delle società più attive nel mondo esportivo nord americano, da lui fondata nel 2015, con squadre e giocatori attivi in Counter Strike: Global Offensive, Super Smash Bros, Call of Duty, Gears of War 4, Vainglory e – soprattutto – League of Legends. O almeno lo sarà ancora per poco, dato che è di questi giorni la cessione dello slot del LOL Championship Series (LCS, il campionato nord americano) al gruppo Kroenke Esports & Entertainment, proprietario tra gli altri dell’Arsenal (sì, la squadra di calcio), dei Denver Nuggets (team NBA) e dei Los Angeles Gladiators (team della Overwatch League). Come si è arrivati a questo punto? Cosa ha convinto uno dei più attivi sostenitori dell’esport nel mainstream a rinunciare ad una delle punte di diamante della sua società?

Tutto comincia a metà Maggio, quando il giornalista Richard Lewis rivela che Fox aveva manifestato la volontà di abbandonare gli Echo a seguito di insulti razzisti e minacce alla propria famiglia ricevuti da un azionista, inizialmente anonimo e poi individuato in Amit Raizada. A quel punto interviene Riot Games, proprietaria di LOL, che obbliga gli Echo Fox ad eliminare entro 60 giorni (poi prorogati di un’ulteriore settimana) dai propri quadri societari, dato che questo comportamento sarebbe andato contro il regolamento – con valore di contratto – stipulato tra le due società. Il problema è che non si può perseguire penalmente nessuno per degli insulti razzisti, né per minacce che non sono state provate come autentiche (esistono immagini delle ipotetiche mail incriminate, ma nulla di definibile come assolutamente veritiero), così come non si può su queste stesse basi impedire a nessuno di investire in una società pubblica.

Rick Fox è stato dunque costretto a mettere in vendita lo slot nel franchise del LCS, certamente – come detto in precedenza – il maggior vanto della sua compagnia (basti pensare che solo altri 9 team possono avere lo stesso privilegio). In un’apparizione sul GG Podcast con Jace Hall (anche lui insultato da Raizada) e Todd Roy, lo stesso Fox ha finalmente espresso i suoi sentimenti riguardo la vicenda, dichiarando di sentirsi “fottuto e non apprezzato” dai suoi investitori, oltre che “esausto […] e depresso” per l’accaduto.
La cessione, imposta da Riot per la violazione del regolamento, favorirà probabilmente il ritorno di qualche vecchio nome della scena americana (si vocifera già dell’acquisizione da parte di Kroenke del marchio Phoenix1), ma certamente questa storia toglierà al panorama USA uno dei personaggi più amati e appassionanti dell’intero mondo esportivo. Good luck, Defender.

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  1. […] “Due to circumstances unrelated to Echo Fox, Kroenke Sports & Entertainmente was unable to meet the requirements of Riot Games for the acquisition of Echo Fox's LCS spot. That said, the Echo Fox keep their slot “. This is the statement released by the company in the possession of Rick Fox, who had announced the sale of the slot in the North American League of Legends circuit. […]

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