The Last of Us 2, creare una grande trama e descriverla è molto difficile.

Se state leggendo questo articolo, e se vi trovate su questo sito, fate sicuramente parte di quella fetta di persone che amano immergersi in storie ben raccontate e ricche di significato, siano esse sotto forma di film al cinema, di serie TV o di opere videoludiche.

Sapete quindi che per far si che una storia, per dare un senso di immedesimazione e coinvolgimento al pubblico, ha necessariamente bisogno di una musica o di una colonna sonora che trasmetta perfettamente i temi del momento allo spettatore. Parlando proprio di musiche, oggi voglio portare alla luce uno degli aspetti che più mi ha colpito del nuovo gioco di casa NaughtyDog: The Last of Us Parte II.

Questo articolo sarà totalmente privo di spoiler riguardanti la trama successiva alle prime due orette di gioco.

Già dai primi momenti e dalle prime cutscene, abbiamo prova di quanto la musica, per i produttori, sia stato un fattore chiave per dare al giocatore un elemento immersivo; vediamo infatti un Joel intento a solidificare i rapporti con Ellie, che tra riflessioni e malumori si era leggermente allontanata dal protagonista del primo gioco, proprio con l’invito a insegnarle a suonare la chitarra e nel proporglielo le canta una canzone che lui stesso ha scritto in dedica alla ragazza.

Immediatamente possiamo avvertire le sensazioni e le emozioni provate dai due personaggi grazie a questa melodia grezza ma altrettanto efficace. Poco più avanti nel gioco, sarà la stessa Ellie a riproporre questa canzone, cantata con voce imprecisa, non sempre intonata, ma così vera che ci trasporta al punto da farci sentire all’interno del mondo in cui si muovono i nostri personaggi; successivamente sarà la stessa protagonista del gioco a dedicare ad un altro personaggio la canzone “Take on me” degli “A-ha” in una versione acustica così emozionante da, lo devo ammettere, avermi fatto scendere una piccola lacrimuccia.

Queste raffinatezze sommate ad una colonna sonora azzeccatissima ci danno dimostrazione che la musica rappresenta la vita, in qualsiasi epoca e contesto; ci troviamo in un mondo post-apocalittico, distrutto dalla presenza degli infetti e dall’esistenza di fazioni di uomini che si fanno guerra tra loro, e nonostante questo, possiamo ammirare come chiunque abbia sempre tempo per fermarsi qualche secondo a godersi della sana musica, suonata e cantata col cuore, non necessariamente in maniera accademica, ma sicuramente sincera e vera.

Non solo la musica ferma il tempo delle persone, ma ne costruisce e ne solidifica i legami, e questo è magistralmente raccontato nei momenti giusti e con tempistiche opportune senza mai risultare invadente o farci perdere il filo della trama.

La musica non muore mai

La musica rappresenta la voglia di vivere in un mondo dove la speranza pian piano si affievolisce, e queste sensazioni possiamo provarle in prima persona grazie a una piccola, ma allo stesso tempo enorme chicca che ci presenta il gameplay: abbiamo la possibilità di suonare le chitarre che troviamo sparse per gli scenari, in maniera quasi del tutto realistica.

Nel momento in cui mi sono imbattuto in questa scoperta ho gioito e sono saltato dalla sedia, per poi passare due o tre ore strimpellando accordi e cantando davanti allo schermo, felice come un bambino, dimenticandomi di guidare dei personaggi che si trovano in un mondo che ti spezza il fiato, che ti pone davanti alla morte ad ogni passo e ad ogni porta da aprire. Davanti alla musica tutto si ferma, i personaggi, il giocatore, lo spettatore dei gameplay, chiunque, e ci porta dentro il gioco, dentro la storia, come mai è successo prima d’ora in un contesto videoludico.

Articolo di: Massimiliano Diana

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Andrea

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