Viaggio nella mente del serial killer

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In questo articolo vorrei mettere a confronto due serie che mi hanno particolarmente colpita e che trovo sotto diversi aspetti in sintonia: Mindhunter e The Alienist.

Mindhunter è una serie televisiva prodotta da Netflix nel 2017 e basata sull’omonimo romanzo Mindhunter: La storia vera del primo cacciatore di serial killer americano di Mark Olshaker e John E. Douglas. La prima stagione, composta da 10 episodi, ci conduce nel 1977 nei panni del giovane Holden Ford, negoziatore dell’FBI. Il ragazzo ha un grande intuito e delle forti motivazioni, che lo porteranno in primis nuovamente tra i banchi dell’università ed in secondo luogo a collaborare con l’agente di scienze comportamentali Bill Tench. Insieme cominceranno a porre le basi ad un importante nonché rivoluzionario progetto, tenendo dei corsi di aggiornamento presso le Stazioni di Polizia di diverse città americane.

Il progetto avrà una svolta definitiva tuttavia solamente con l’introduzione del terzo fondamentale elemento, la Dottoressa Wendy Carr: l’obiettivo è quello di identificare il portfolio del serial killer tipico, in modo da poter dare agli agenti la possibilità di riuscire ad identificare questi soggetti. Per far ciò è necessario risalire alla fonte, pertanto vengono organizzate delle interviste in diversi penitenziari del Paese Americano con diverse “celebrità” dell’epoca: Edmund Kemper,Montie Rissel,Jerry Brudos, Charles Manson e tanti altri.

Lo scopo di questi incontri è comprendere quali siano stati gli elementi fondamentali nel passato di questi criminali a condurli su questa strada, cosa provano mentre commettono i terrificanti omicidi, cosa li spinge a farlo, come si sentono dopo. Le domande sono infinite e le risposte altrettante, la psiche di ciascuno di noi è unica nel suo genere, tuttavia i nostri protagonisti cominciano a trovare degli elementi comuni: passato famigliare burrascoso, difficoltà nelle interiezioni col sesso femminile, tendenza alla solitudine e molti altri.

The alienist è un’altra serie televisiva prodotta da Netflix, basata sull’omonimo romanzo di Caleb Carr, il quale pare essere all’opera sul quarto volume della saga.

Ci troviamo a New York, nel 1896, nel cuore della notte vengono fatti chiamare il dottore ed analista Lazlo Kreizler ed il suo amico di lunga data ed illustratore John Moore. Ad attenderli sulla scena di un delitto quanto mai raccapricciante, il neoeletto commissario di Polizia Theodore Roosevelt: la vittima un innocente ragazzino, il quale si guadagnava da vivere vestendosi da donna ed offrendo i propri servigi per strada. Il commissario chiede ai nostri due protagonisti di svolgere le indagini, ma ufficialmente non potrà essere coinvolto, di conseguenza gli affiancherà la propria segretaria, Sara Howard (interpretata dalla splendida Dakota Fanning), decisa a diventare la prima detective donna della storia.

Le indagini presenteranno diverse difficoltà: la maggior parte degli agenti di Polizia è corrotta e cercheranno di ostacolare i detective in ogni modo, giungendo anche a tentare di ucciderli.

Il primo elemento di sintonia con la serie Mindhunter, sta nella ricerca: entrambi cercano di comprendere la mente del serial killer, sebbene ovviamente i mezzi siano distinti. In rete ho riscontrato diverse recensioni che definivano la serie The Alienist LENTA, ma credo che tali accuse siano frutto di scarse considerazioni sul periodo in cui le due vicende sono ambientate. Ad inizio 900 i mezzi a disposizione per le indagini sono quanto mai scarsi, in un episodio viene introdotto il concetto delle impronte digitali, sebbene all’epoca diversi tribunali non le riconoscessero come valida prova. Nella serie di Mindhunter, i protagonisti trovano resistenza, perché devono scontrarsi con anni ed anni di indagini svolte in un determinato modo, in The Alienist vengono trattati alla stregua di una setta di stregoni, perché studiano e prestano attenzione ad elementi che il resto del mondo ignora o non reputa importanti. Le situazioni sono decisamente distinte.

Altra somiglianza la trovo nei protagonisti stessi, ci son altri personaggi in entrambe le serie, ma i veri protagonisti son sempre un trio: due uomini ed una donna. Il giovane Ford trova la propria equivalenza in Lazlo, sono le veri menti rivoluzionarie, quelli che hanno le intuizioni, che arrivano realmente a comprendere l’assassino. Tench e Moore sono il sostegno, rimettono in riga il genio e si sporcano le mani quando è necessario. La componente femminile cerca una propria affermazione, sebbene in modi distinti: la Dottoressa Carr incontra resistenze sopratutto nella seconda stagione, quando viene usata solamente come “bel viso” e mente pensante ma dietro ad una scrivania, mai in prima linea.

La segretaria Howard invece è proprio agli inizi, prima donna in grado di trovar lavoro dentro la Stazione di Polizia, non desidera sposarsi né mettere su famiglia a differenza delle sue conoscenti. Il suo unico sogno è diventare una vera detective, a tutti gli effetti, e niente e nessuno riusciranno a distrarla da questo suo scopo.

Per quanto riguarda le opere da cui sono state tratte, ho messo mani su entrambe: Mindhunter è decisamente diversa dal libro, più romanzata e con molti più personaggi, tuttavia è una lettura che mi sento di consigliare, perché le interviste ai serial killer rivestono un ruolo principale e sono estremamente affascinanti (per gli appassionati del genere). The alienist invece è il primo volume di una saga ed io per ora ho letto solamente questo, trovandolo estremamente fedele: mi son venute quasi le lacrime nel ritrovare esattamente tutto ciò che mi ha appassionato nella serie.

In generale mi sento per cui di consigliare anche entrambe le serie, per i numerosi spunti sullo studio della psiche e per la grande interpretazione degli attori, anche se il mio cuore rimane più fedele alla seconda, probabilmente influenzata anche dalla cura per i costumi che rendono alla perfezione la moda di quel periodo (che è uno dei miei preferiti).

 

Il destino tuttavia separa queste due storie qui, Mindhunter non è stata confermata per una terza stagione, anzi, il regista David Fitcher si è detto troppo occupato con la realizzazione del film Mank e della seconda stagione di Love, Death & Robots, per cui questo progetto al momento è stato congelato.

Per il 2020 invece è prevista l’uscita della seconda stagione di The Alienist, dai vari account social degli attori, si deduce che le prossime vicende ci condurranno a Budapest…nel frattempo cercherò di porre mano sugli altri volumi della saga.

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Tiziana Nanni
Sono cresciuta guardando mio padre giocare a Tomb Raider e Resident Evil, fino a quando non ho raggiunto l'altezza sufficiente per agguantare la tastiera, da allora mi si è aperto un mondo. Ad oggi non disdegno nulla, mi destreggio tra Xbox, Pc, Anime, Manga, Libri e Serie Tv, nel totale disprezzo della nostra realtà. Ho un'ottima mira (testata nella nobile arte del Softair) e odio/amo con ogni fibra del mio essere la BioWare e le sue due saghe di punta: Mass Effect e Dragon Age.

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