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Coloro che non sono più giovanissimi ricorderanno senza dubbio buona parte delle monete che hanno fatto parte della lira italiana, valuta attiva per quasi due secoli, dismessa nel 2002 assieme a molte omologhe attive in precedenza sul territorio europeo. Emissioni come la 2 Lire, quasi dimenticate da chi non ha avuto cronologicamente la possibilità di farne uso, riescono ad essere a dir poco incidenti in ambito collezionistico, ed oltre a risultare importanti storicamente parlando possono anche fruttare cifre importanti.

Di quali monete si tratta?

In particolare di due emissioni, non così antiche ma che sono senz’altro degne di attenzione.

Trova questa vecchia moneta da 2 Lire: ecco quanto puoi guadagnare

Le 2 lire esistono addirittura dall’inizio dell’Ottocento, coniate dal Regno d’Italia sviluppato dopo l’invasione di Napoleone Bonaparte all’inizio del secolo, una forma di stato dipendente dalla Francia imperiale, ma anche con il regno di Sardegna e poi quello successivo d’Italia le emissioni di questo valore hanno trovato una buona diffusione, essendo monete per i tempi in grado di mantenere un buon impatto economico, non a caso quasi tutte le emissioni sono state a lungo concepite in lega di argento.

Senza andare troppo indietro nel tempo, esaminiamo le due monete principali da 2 lire diffuse con la Repubblica italiana, rispettivamente la Spiga e la Olivo (nota anche come Ape).

Si tratta di due monete coniate in lega di alluminio, in Italma, diffuse rispettivamente dal 1946 al 1950 e dal 1953 fino agli anni 2000.

La prima è probabilmente la più rara, proprio per la tiratura molto più ridotta, ed è una moneta da attenzionare bene: un esemplare del 1949 vale da circa 25 euro (buone condizioni) fino a quasi 200 euro se in stato Fior di Conio, mentre le più rare sono quelle del 1946 che possono valere fino a 400 euro se in perfetto stato e quelle del 1947, ancora più rare, che hanno un valore compreso tra i 400 ed i 1800 euro.

Le Olivo sono molto più facili da trovare quindi non valgono tanto, però alcuni esemplari come quelli del 1958 possono essere in grado di far guadagnare cifre importanti: nel 1958 poco più di 120 mila pezzi sono stati coniati, quindi un esemplare vale da circa 100 euro fino a 600 euro sempre considerando le condizioni di conservazione che è il termine ultimo per comprendere il reale valore finale.

Ancora più rara è l’emissione del 1953 che presenta una dicitura “prova”, appannaggio di pochissime emissioni, perchè coniate dalla Zecca proprio in funzione di “test”: oggi uno di questi esemplari può valere oltre 1000 euro.

Vincenzo Galletta

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