Destroyer è un film del 2018 diretto da Karyn Kusama: il film in Italia uscirà nelle sale dei cinema il 6 di giugno 2019, distribuito da Videa. La recensione è stata scritta da Mary Gabrielli per SDAC Magazine.
Erin Bell (Nicole Kidman) è un detective del Dipartimento di Los Angeles a capo di una indagine. Per Erin non si tratta della solita inchiesta: i flash back fanno riemergere i ricordi del suo passato in cui lei ed un altro agente erano infiltrati in una banda di rapinatori guidata dal diabolico Silas (Toby Kebbell). I due parteciperanno a una rapina in banca in cui qualcosa andrà storto. Dopo sedici anni Erin ha la possibilità di riaprire un vecchio caso.
Karyn Kusama regista acclamata sin dal suo esordio con Girlfight (2000), ha realizzato Destroyer: un noir anomalo perché vede nel ruolo di protagonista una donna-detective contrariamente a quanto avviene in questo genere di film cui gli uomini sono i protagonisti assoluti con poche eccezioni (es. Jamie Lee Curtis in Blue Steel (1990) e Jodie Foster ne Il silenzio degli innocenti (1991).
Karyn Kusama è una regista e sceneggiatrice americana. I suoi film sono caratterizzati dalla presenza di forti personaggi femminili impersonati da interpreti del calibro di Michelle Rodriguez (Girlfight), Charlize Theron (Aeon Flux –il futuro ha inizio) e Megan Fox (Jennifer’s Body). Per Destroyer la regista si avvale della collaborazione di una superba Nicole Kidman che si è aggiudicata l’ennesima candidatura ai Golden Globe come migliore attrice in un film drammatico. Destroyer è stato presentato in anteprima al Festival di Toronto e al Noir Festival: in entrambi ha ricevuto un buon riscontro da parte della critica. La sua uscita nelle sale americane a dicembre ha visto una buona affluenza in sala nel primo week end con 116 mila dollari e 1,5 milioni di dollari nelle sei settimane di programmazione. In Italia il film uscirà il 6 di giugno 2019 distribuito da Videa.
Karyn Kusama con la macchina da presa non perde un solo passo della sua protagonista, immersa nell’estetica del noir e dell’espressionismo tedesco, in cui il compito della fotografia è quello di riflettere e esternare con luci e ombre l’irrequietezza di Erin. Come nell’inquadratura finale: spezzata in due dalla luce e dal buio, Erin è seduta in auto parcheggiata sotto il ponte. Il buio dentro l’anima di Erin ormai è stato passato, la vendetta e l’amore per la figlia l’hanno liberata dai suoi fantasmi e lo sguardo rivolto alla luce del sole è un passo verso la redenzione e la rinascita di una nuova vita… ma non vi svelo il finale.
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