Tra il PvP e il PvE c’è di mezzo Ubi

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Ubisoft è sempre stata li a guardarci giocare…

Come in ogni settore esistono diversi insiemi e sottoinsiemi, anche quello del gaming possiede lati oscuri e piccoli paradisi, nella ristorazione ci sono i Fast Food e i ristoranti stellati, nell’ abbigliamento ci sono le marche intoccabili e i vestiti qualità-prezzo; nel mondo di Super-Mario, Master Chief e Crash Bandicoot la situazione non cambia.

Ubisoft nasce nel 1986 in Francia, dove inizia praticamente subito a partorire prodotti di un certo standard, negli anni successivi non cambierà nulla nei suoi “parti” a eccezione di copie vendute, segno nella storia e unicità in tutto ciò che crea.

Se ti definisci anche in intimità con i tuoi amici o amiche più stretti, “gamer” ci sono titoli che non puoi aver ignorato in vita tua: Assassin’ s Creed (2007) diventata una delle saghe più amate non solo del parco titoli Ubi, Rayman lo storico platform dell’ uomo-melanzana dal design subito amato e estremamente vincente, Prince of Persia “le sabbie del tempo” altro Platform/action storico per la sua meccanica innovativa riguardante l’ utilizzo del tempo come arma del protagonista e altri storici brand che oggi amiamo tanto e che vediamo sempre presenti nella lista dei videogiochi più emozionanti…(guarda la webcam e DIMMI che Ubi non fa giochi emozionanti).

Assassin’ s Creed a oggi conta ben diciotto capitoli e dodici assassini se non teniamo in considerazione quelli che non parlano o che sono delle comparse, il titolo ha dimostrato da sempre un concept vincente e una capacità di rinnovarsi senza troncare le sue radici, le trame sono semplicistiche è vero e spesso ripercorrono eventi storici distaccandosene solo per l’ inserimento dell’ assassino di turno ma non scordiamoci che per qualcuno è stato più istruttivo ACII che il primo semestre di storia a Scuola; per quanto riguarda i due neoarrivati di casa Ubi (Origins e Odissey) le polemiche non sono certo mancate, dopotutto rimuovere una meccanica come l’ assassinio furtivo da un gioco chiamato Assassin’ s Creed a parer mio è stata una scelta abbastanza discutibile, seppur capisco che, vista la facilità con cui l’ IA si può accartocciare su sé stessa, il superamento di alcune aree senza il livello adeguato sarebbe stato tutt’ altro che difficile.

Far Cry non nasce come una vera e propria serie cardine, inciampa e annaspa su sé stessa fino a un certo Vaas Montenegro, uno degli antagonisti più belli, spiritosi, cattivi e animati a cui io abbia mai avuto il piacere di bucare il cranio; Far Cry 3 ha brillato più di ogni altro capitolo della saga e anzi ne ha probabilmente spinto il carretto fino al “Goal” grazie alla presenza di questo splendido cattivo (non scherziamo, tutti ci affezioniamo ai cattivi, vedi Joker, Magneto, Thanos, Wesker, Liquid Snake, Isoka ect ect) che ha saputo, tra una battuta e uno schizzo di follia, farci sudare freddo in ogni sua comparsata; lo storico FPS di Ubisoft, ha lanciato una tra le meccaniche che oggi negli open world ritroviamo più frequente e comoda, le torri Ubi, rinominate tali dai player per la loro appunto iconicità…ma non sto dimenticando due titoli che VANNO discussi, no li stavo solo conservando per questo momento: For Honor e Rainbow Six Siege, il PVP come piace a Ubi.

Qualcuno in questo settore ha scelto di produrre titoli PVP in grado di occupare qualche ora, massimo un paio, con meccaniche FPS classiche e un sistema di livelli capace di spingere a giocare giocare giocare con quasi più lo scopo di livellare che di impegnarsi e Come Ogni Dannata volta, noi player siamo lì a farci spillare soldi dall’ aspirapolvere del denaro, altri hanno deciso di prendere un toro, marchiargli a fuoco (per finta) la scritta PVP e lanciarlo nella mischia; i risultati in commercio oggi fanno ancora un Rock&Roll così da paura che sembrano usciti ieri (come i Rolling Stones) senza sentire per niente la loro età.

For Honor, titolo che definire all’ interno di un genere sembra impossibile, niente del genere è mai apparso sulle nostre console, il picchiaduro strategico della casa Francese è arrivato per San Valentino 2017 (sono quasi 3 anni) e ad oggi vanta un cast estremamente allargato rispetto alla sua data di uscita con ben  24 “eroi” (26 a fine anno) a fronte dei 12 usciti al lancio; Ubi tiene immensamente ad ogni suo prodotto, ma con questo in particolare sta dimostrando un amore decisamente sopra le righe inserendo ogni settimana nuovi contenuti di natura cosmetica, il sistema di combattimento e build up è stato aggiornato diverse volte per offrire sempre più scontri bilanciati e possibilità ampliate, certo i giocatori console gradirebbero molto non dover subire di riflesso i balancing degli utenti pc (ps4-30fps pc-60 fps) ma nonostante questo FH è lontano dall’ essere abbandonato.

Ultimo, ma tutt’ altro che ignorabile, abbiamo uno dei titoli che in questo momento mentre vi scrivo sta facendo parlare tantissimo di sé nel panorama E-sports, ovvero Tom Clancy’ s Rainbow Six Siege; l’ FPS di mamma Ubi è tutt’ altro che appena uscito (2015) eppure non c’è nessun altro nell’ industria che è stato capace di ricreare la magia che questo titolo si porta dietro.

Rainbow Six Siege infatti non possiede una modalità Deathmatch Tutti contro tutti o altre colorite e divertenti risse a suon di armi laser e bazooka, no…questo magnifico simulatore di rabbia (no dai scherzo…Caveira muori grazie) si gioca in squadre da cinque nei panni di difensori o attaccanti e seppur l’obbiettivo sia sempre e comunque cercare di uccidere interamente la squadra avversaria, esistono metodi di vittoria alternativi che permettono di utilizzare ampiamente oltre alla mani, anche un po’ di cervello. 

Ognuno nel settore nel quale opera ha una possibilità, quella di lasciare un segno, positivo o negativo, io vorrei ringraziare queste persone dal profondo perchè, con qualche intoppo e a volte dei tiri mancini (Far Cry New Dawn ti vedo) stanno facendo dei videogiochi BELLI e io sono un videogiocatore a cui, strano ma vero, i bei videogiochi piacciono.

Da Gamer/Aki è tutto, al prossimo articolo.

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