Anche se le Poste Italiane sono la principale società adibita alla gestione della corrispondenza, da oramai diversi anni, anzi addirittura decenni, è adibita anche ad una funzione puramente finanziaria delle risorse, come testimoniato da alcuni strumenti molto antichi, come il buono postale o il libretto postale, forme di risparmio ed investimento. Si tratta formalmente di titoli di stato che sono stati resi disponibili dalla seconda metà dell’Ottocento e che sono concepiti per sviluppare un guadagno progressivo nel corso del tempo.
Ma quanto vale un buono postale al giorno d’oggi?
La risposta può essere sicuramente fonte di interesse per molti, in quanto sono state varie le generazioni che ne hanno fatto ricorso nel corso del tempo.
Il buono postale agisce in maniera non dissimile da una qualsiasi forma di obbligazione/titolo di stato concepibile presso un istituto di credito. In sostanza si opta per acquistare uno o più titoli in un determinato momento, oggi la scelta è molto ampia in quanto a durata e potenzialità fruttifere, ed alla scadenza dello stesso questo avrà generato una quantità più o meno importante di interesse, relazionato alla quantità di denaro che avevamo deciso di investire.
Si tratta di una metodologia che ha una funzione utile sotto due punti di vista: in primo luogo in questo modo si genera una ridotta ma comunque contiinua forma di guadagno, ed in secondo luogo si arresta la “stagnazione” ossia la perdita progressiva del potere d’acquisto del denaro se ad esempio viene lasciato sul conto corrente.
Nel corso degli anni sono state ideate nuove forme di Buono Fruttifero Postale ma la sostanza è rimasta più o meno quella: fino al 1986 erano anche esentati da qualsiasi ritenuta fiscale, mentre oggi è presente una ritenuta comunque agevolata pari al 12,50%.
Quanto vale oggi un vecchio buono fruttifero postale? Qualsiasi tipologia ha una scadenza massima che una volta oltrepassata non garantisce più una forma di guadagno, però considerando quelli aperti a lunga scadenza negli anni 90, si può calcolare il guadagno progressivo.
Un esempio sono quelli della Serie Q, emessi tra la seconda metà degli anni 80 e la prima metà degli anni 90, che hanno un valore legato al tasso di interesse variabile tra i primi anni fino al 30 esimo anno (la scadenza media di un buono postale).
Dopo 30 anni un buono degli anni 90 avrà sviluppato poco più del 10 % di “guadagno” attraverso il tasso di guadagno in relazione alla somma che era stata versata all’inizio, considerate anche le tasse.
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