Lo stipendio mensile di un prete è fissato dalla Cei tramite un sistema di punti e un lieve incremento connesso all’anzianità. È facilmente possibile calcolare quanto guadagna un prete ogni mese moltiplicando i “punti” di un parroco per il valore economico che la Cei assegna di anno in anno a tali punti, i quali sono da interpretare come una specie di monte ore mensile.
Nell’anno 2022 il valore di un punto è pari a 12,61 euro e questo ci permette di calcolare lo stipendio mensile di partenza di un ecclesiastico, cioè di 1.008 euro e basta soltanto moltiplicare il valore di un punto per il numero degli stessi. Ma è sufficiente questo calcolo per rispondere alla sola domanda di quanto guadagna un prete al mese?
Beh, non e per due ragioni differenti: il primo è che lo stipendio è tassato secondo le aliquote correnti al 23% per cui verranno sottratti 231 euro, il secondo è che a questa cifra deve essere aggiunta la quota che ogni mese l’Istituto per il sostentamento del clero versa nella “pusta paga” dei sacerdoti e si tratta di una quota che mediamente è di circa 70 euro.
Un prete appena arrivato nella parrocchia guadagna al mese una cifra inferiore di 1.000 euro netti per le 12 mensilità e non c’è alcuna tredicesima. Ma per meglio capire come è composto lo stipendio di un prete è il caso di fare chiarezza su alcuni punti: bisogna dare uno sguardo al grafico in apertura che mostra l’andamento delle offerte per il mantenimento della parrocchia e per il parroco stesso.
Queste offerte in dieci anni si sono però ridotte del 37,73%, dai 14 milioni dell’anno 2010 arrivando agli 8,7 milioni di 3 anni fa. Un’altra precisazione è che un prete non percepisce uno stipendio ma piuttosto una remunerazione e la differenza è sostanziale per capire chi paga lo stipendio dei preti e dei sacerdoti e per sapere come si trovano i soldi per i loro stipendi. E’ il caso, a questo punto, di citare la legge 222 del 1985, detta il “nuovo Concordato”, che si base principalmente su tre principi base.
Il primo principio è che tutti i sacerdoti che si dedicano al servizio della Chiesa hanno diritto a un’equa remunerazione; il secondo è che spetta ai fedeli assicurare la remunerazione ai sacerdoti della propria chiesa e la terza è che tale remunerazione deve essere uguale per tutti quelli che si trovano nelle stesse condizioni. Nel caso in cui, però, i fedeli non pagassero entrerebbe in gioco il contributo dell’otto per mille.
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