Death Stranding – Vuole unire ma divide

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È possibile che un’opera che vuole unire i giocatori possa dividere così tanto? Sì, se l’autore è Kojima.

Ormai Hideo Kojima ha il suo seguito e la sua fama. Non si può non riconoscere il game designer come uno dei più grandi in circolazione e il suo lavoro è stimato ed apprezzato in tutto il mondo. Ma forse è proprio questo che lo mette in una situazione alquanto scomoda, continuamente sotto giudizio da parte di critici e giocatori. Il che non è di certo sbagliato, è giusto avere pareri contrastanti riguardo il proprio lavoro, aiuta a crescere. Sempre se il tutto è costruttivo e non fine a sé stesso.

Il caso Death Stranding

Bene, Hideo si è separato da Konami, ha fondato la Konami Productions ed ha l’appoggio di Sony. È libero di fare ciò che vuole. Questo ha creato ovviamente un fermento generale, sappiamo che il nostro game designer è famoso per la sua estrosità ed essere libero di fare quello che vuole gli permette di godere di alcune libertà che finora gli erano state precluse. Lasciare il genio libero di creare ha suscitato gioia, fermento e qualche preoccupazione. Sarà in grado di mantenere alto il suo nome? Oppure un genio sregolato senza controllo porterà al declino dello stesso? Ed eccoci giunti a Death Stranding, la sua nuova IP.

  • La curiosità

Il creatore nipponico ci introduce alla sua nuova creazione con un trailer (presente qui in alto) che definire ambiguo è riduttivo, pieno di immagini forti e apparentemente senza un filo logico che fa da conduttore. Il tutto è avvolto in un alone di mistero, come se fosse un film di Lynch, carico di simbolismi che Kojima adora infilare nelle sue presentazioni. Diciamolo, il primo trailer può voler dire tutto e nulla, gli elementi mostrati sono pochi e apparentemente disconnessi. Ma è proprio questo che Hideo vuole mostrarci, non ci dà indizi sulla trama o sul gameplay, mostrandoci solamente l’atmosfera del suo nuovo titolo. A lui piace giocare con noi, lo ha sempre fatto, e sicuramente si divertirà da morire vedendo come il mondo cercherà di capirne qualcosa da quel poco che ha mostrato. Comunque è solo un Reveal Trailer, quindi la curiosità è ancora molta ma ha centrato il suo obiettivo: catturare l’attenzione.

  • L’intento

Hideo ha più volte fatto presente che non si tratterà di un gioco classico, dove per esempio si deve uccidere dei nemici per andare avanti. Piuttosto si dovranno creare legami, o corde, come lui stesso cita (come mostra il video postato da lui stesso su Twitter, qui in alto). Ha più volte fatto il parallelismo tra il bastone che divide e la corda che unisce. Il mistero di certo si infittisce. Cosa vuole farci fare? Qual è lo scopo del gioco? O meglio, qual è lo scopo di Hideo? Lui punterebbe proprio a farci riflettere su quanto sia importante creare connessioni tra di noi, anche quando non stiamo giocando, come cita lui stesso in un’intervista per il portale tedesco 4player:

“Desidero che le persone pensino al mondo una volta che hanno giocato al titolo, non solamente all’esperienza di gioco in sé. A ciò che significa connettere o isolare. Certamente resta solo un gioco. E voglio che vi godiate il titolo. Ma dopo il gioco, vorrei che le persone si guardassero intorno, aprissero gli occhi e dicessero ‘Oh, quello potrebbe significare forse questo o quello’. Spero mostri delle conseguenze”.

Di certo è un’intenzione ambiziosa ma siamo anche abituati a riflettere sui messaggi che il buon Kojima ci lascia nelle sue opere (avete mai giocato alla saga di Metal Gear?). Vedremo cosa ci aspetta. Recentemente è anche uscito il Briefing Trailer mostrato solo alla Gamescom ed ora fruibile a tutti, dove mostra più concretamente lo scopo del gioco, ossia riunire le città statunitensi da costa a costa, riconnettendole alla rete mondiale, come potete vedere qui sotto. Quindi sembra non esserci solo un semplice scopo nel gioco (quello di creare “corde”, riconnettere) ma anche fuori dal gioco.

  • Forse non è un gioco

Sotto pressione dei giocatori, alla fine Hideo ha deciso di mostrare la routine del suo gioco al Tokyo Game Show, mostrando il gameplay effettivo e qualche piccola feature che non manca mai di mostrare.

Ed è proprio con questo gameplay che le opinioni si sono divise. Da un lato chi è ancora incuriosito e interessato al titolo. Dall’altro chi invece lo definisce come un simulatore di camminata o di consegne. Questo può essere comprensibile, ma c’è sempre da ricordare che Kojima non mostra mai totalmente i suoi titoli, è attento agli spoiler e sa gestire in modo magistrale quello che lui vuole che noi vediamo. Se vuole farci vedere Sam (il protagonista) che urina, dalla quale poi cresce un fungo, c’è un motivo. Certo, il motivo può essere semplicemente “Vi mostro questa meccanica che può essere sfruttata come componente online, però vi prendo anche un po’ in giro”. La maggior parte dei giochi si presentano mostrando subito il loro punto forte, Death Stranding si presenta invece con tutto quello che c’è intorno, prendendoci anche un po’ in giro. Proprio per questo motivo il gioco merita di essere prima giocato e poi giudicato. Si può giudicare un film dal trailer?

Rimane di certo curioso come un titolo che punta a riunire i giocatori, finisca poi col dividerli, prima ancora della sua uscita. Non resta che attendere l’8 Novembre per provare pad alla mano questa nuova esperienza.

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