La tradizionale imposta sul reddito, detta anche IRPEF (imposta sul reddito delle persone fisiche) viene calcolata dallo stato italiano come forma di tassa in percentuale essendo calcolata come imposta progressiva, personale e diretta per tutti i cittadini che presentano una attività lavorativa, che sia dipendente o autonoma. Progressiva perchè viene aumentata in caso di reddito più alto mentre viene ridotta in caso di redditi bassi, in questo senso ogni legislatura solitamente modifica i livelli di aliquote del Calcolo IRPEF così da sviluppare almeno nelle intenzioni, un equilibrio tra i vari redditi.
Il calcolo IRPEF è stato modificato nella sua struttura anche in questo 2023.
Ma come funziona la misura?
E’ evidente che questa forma di imposta calcolata in percentuale attraverso gli scaglioni in rispettive aliquote, sono concepite in maniera diversa seconda i redditi e già nel 2020 gennaio è numero di fasce di reddito, che è passato da 5 a 4 anche se non è stata l’unica differenza, poi confermata anche dall’attuale governo.
Il calcolo IRPEF parte dal reddito mensile, e tiene conto di vari fattori, come lo stipendio al netto dei contributi INPS, le varie indennità ed eventuali assegni corrisposti dallo stato.
Per quanto riguarda il 2023 la struttura è rimasta concepita sui 4 scaglioni di cui sopra nel dettaglio:
Per il calcolo preciso dell’IRPEF vanno effettuati vari passaggi a partire dalla determinzione del reddito complessivo, poi individuare quello imponibile, riducendo la quota dagli oneri deducibili, operazioni che necessitano di un consulente finanziario o di una figura professionale abilitata come un commericalista o un notaio.
La riforma che il governo Meloni sembra essere intenzionata a sviluppare nel prossimo futuro influirà anche sugli scaglioni della riforma IRPEF, attraverso una eliminazione di uno degli scaglioni, ad esempio quello del 25% e accorpando primo e secondo scaglione sotto l’aliquota del 23%, riducendo così la pressione fiscale generale.
Influire sugli scaglioni risulta essere una “mossa” che può avere un impatto nel breve periodo ma che inevitabilmente finisce per non essere efficace sul lungo, così come la potenziale detassazione della tredicesima per i lavoratori dipendenti che potrà essere sostituita da una momentanea imposta sostitutiva al 15% favorendo così le classi più in difficoltà.
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