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Atomic Heart, a che punto siamo?

Annunciato per la prima volta nel 2018, pur senza nulla di concreto (tolte un paio di immagini estratte dal gameplay), Atomic Heart ha stupito sin da subito pubblico e critica, ritenendolo futuro erede del genere FPS, anche se sono presenti numerosi elementi Survival Horror e meccaniche di crafting. Nel gameplay mostrato dalla neonata software house russa Mundfish appaiono evidenti le similitudini con le ambientazioni e lo stile di combattimento di BioShock e S.T.A.L.K.E.R., con momenti di lotta frenetici e boss in stile DOOM (anche se pare che le munizioni siano davvero contate) e quell’atmosfera che ricorda vagamente la stessa che si respira in FallOut. Brevemente, ci troviamo in un’Unione Sovietica alternativa, ovvero cosa sarebbe accaduto in futuro se L’U.R.S.S. non si fosse mai disgregata. Ed ecco che di conseguenza si hanno robot senzienti, armi futuristiche, esseri geneticamente modificati, tutto “sguazzante” in quel clima psichedelico e surreale di una Russia arretrata, vecchia, involuta, contornata da musichette e suoni anni ’30 volutamente distorti.

Sfortunatamente per noi, dovremmo ancora attendere parecchio per poterlo giocare interamente su PC, XboX e Ps4; o, peggio ancora, potremmo non giocarci mai.

Avete letto bene. Stando ad alcune indiscrezioni pare che gli stessi sviluppatori avessero un canale Telegram chiamato “Gamedev that we deserve” (“Gli sviluppatori che meritiamo“), dove pubblicavano spezzoni, screenshot e ultime info sul progetto. In sintesi  oramai pressati da media e fan, sembrerebbe che il team abbia dovuto ammettere che il gameplay mostrato (e bollato come versione pre-alpha) non fosse altro che un gameplay realizzato per l’occasione -o per essere più precisi, un trailer– e che in realtà non avevano nulla di concreto tra le mani. I motivi sono di varia natura, dalla poca coesione del Team di sviluppo alla carenza di fondi, fino agli orari estenuanti e i licenziamenti improvvisi. Per cui si sono rimessi all’opera solo 6 mesi fa.

Il titolo slitta dunque al 2020, allungando di un altro anno l’attesa, dato che era stato annunciato per la fine del 2019. Sul sito ufficiale della Mundfish si possono però già acquistare i pre-order, senza garanzia di rimborso.

Perchè?

Pare che i progetti ambiziosi di Mundfish (che sul proprio sito personale si presenta come una SH nuova, con grandi progetti e dedita solo alla creazione di giochi AAA) siano stati frenati dalla carenza di fondi, esageratamente spropositati ma necessari per la realizzazione di ciò che gli sviluppatori hanno in mente. Nonostante l’interessamento di alcune grandi case videoludiche ad acquisirne delle quote (come Electronic Arts), nella pratica non è mai avvenuto: tutti hanno bollato il progetto come impossibile, frutto della mente di gente inesperiente, una perdita di tempo e di soldi.

E’ chiaro che i pre-order servano per autofinanziarsi, soprattutto se sono stati pompati dalla imponente campagna marketing che i devs hanno avuto molto a cuore, più dell’effettiva realizzazione del lavoro stesso. Mundfish però sembra voler ringraziare la fiducia che i fan hanno nei loro progetti, e costantemente li tiene aggiornati sui social con foto, note e informazioni; proprio un paio di giorni fa hanno postato la foto di alcuni nuovi uffici, arredati con tutti i nuovi gadget e con il nuovo logo dell’azienda.

Mundfish ha inoltre dichiarato che agirà per vie legali nei confronti di chi ingiustamente sta screditando pubblicamente il progetto, assicurando e garantendo l’autenticità delle proprie azioni e soprattutto che il progetto effettivamente verrà portato a termine.

Sembra anche che abbia annunciato un ritorno allo sviluppo di varie modalità multiplayer, con alcune “classiche” come “cattura la bandiera” e l’immancabile deathmatch, sia singolo che a squadre.

E ancora, sul sito ufficiale è possibile scaricare una demo per testarla sulla nuova RTX 2080 Ti ad altissime prestazioni, mentre sarà rilasciata sempre sul sito una Beta il 31 Dicembre 2019.

Resta solo da vedere cosa ci riserveranno questi mesi a venire, nella speranza che non sia tutto fumo e niente arrosto.

Andrea

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